E’ disponibile in streaming e in digital download “Soul cafè” (Cieffe Label/Soundrop), il nuovo brano del cantautore napoletano Carlo Mey Famularo, interprete maschile della sigla della celebre soap-opera “Un Posto Al Sole”.

Prodotto e arrangiato da Max Marcolini (producer di Zucchero “Sugar” Fornaciari), il pezzo mescola atmosfere cubane e sonorità partenopee, mettendo in luce il rapporto gemellare tra la città di Napoli e l’isola caraibica, entrambe segnate dalla dominazione spagnola, attraverso il comune denominatore del caffè, un vero e proprio rituale per entrambe le realtà.

«Soul Cafe’ si riferisce alla passione per questa magica bevanda, che può essere paragonata alla passione che si può provare per la donna amata. Prima si avverte il profumo, che inebria e attrae, poi arriva la passione e il calore, come quello di una storia d’amore, e infine la freddezza, simile a quella di un rapporto che volge alla fine. Quando canto “Come è buono stu cafe’/Nera la notte insieme a te/accendi il fuoco che non c’è” voglio porre sullo stesso piano il nero del caffè, il nero della notte, il fuoco di una notte d’amore e una tazzina di caffè bollente. Attraverso il cibo e le bevande la donna riesce ad accendere desideri, passioni, delusioni e amore in un uomo».

Abbiamo fatto una chiacchierata con Carlo Mey Famularo per parlare del suo nuovo progetto e del grande successo (da ben 25 anni) della sigla di Un posto al sole.

Mi parli di come è nato il singolo, del rapporto tra il caffè e la donna, la passione?

Ho voluto fare questo parallelismo tra il caffè e la donna non perché abbia le stesse caratteristiche ma per gli stessi profumi, caratteri passionali. Il caffè è una bevanda che appassiona anche l’uomo, gli permette di caricarsi di energie, un po’ come succede in un rapporto con una donna. Poi però il caffè diventa freddo, simbolo di un rapporto che sta volgendo al termine. Mi piaceva questo paragone, nelle mie canzoni parlo spesso della donna. Il rapporto d’amore mi ha sempre accompagnato, credo che l’amore e il cibo vadano molto d’accordo.

Mi aggancio al caffè freddo che hai citato tu in parallelo al rapporto con la donna. E il caffè riscaldato?

E’ la cosa peggiore che si possa pensare, soprattutto per un napoletano (ride) La minestra riscaldata già è difficile da riscaldare come storia d’amore, quindi anche il caffè assolutamente non va riscaldato! (sorride)

Questa canzone quando è nata?

E’ nata durante il lockdown quando del caffè, a volte, se ne faceva anche abuso. Lo si usava per tirarsi su di morale ma anche io ho sperimentato le varie possibilità di preparare il caffè come si faceva ai tempi di Eduardo De Filippo con le macchinette classiche napoletane. Ho scoperto che questa macchine che usano le capsule o le cialde, sono la morte di quel rito che noi abbiamo. Fare il caffè con un certo anticipo e poi gustarne il sapore… Io dico sempre che queste cialde e capsule sono un po’ come il rapporto che si può avere… un rapporto veloce con una donna, senza amore insomma. Non lo considero come un senso vero del caffè. Si assapora anche mentre si prepara, grazie al profumo che emana. Già la casa si riempe di buon umore, il modo migliore per iniziare la giornata.

Mi aggancio a questo ulteriore paragone interessante. Caffè con macchinetta come tradizione, capsule come qualcosa di moderno e più impersonale. E’ possibile anche vederlo come paragone nei rapporti tra uomo e donna, ieri e oggi, magari ai tempi dei social…?

Assolutamente. Anche i rapporti di oggi con le donne sono fraintendenti. Credo che stiano avendo questo tipo di cambiamento. Non c’è più quella storia d’amore dove c’era un corteggiamento, la conoscenza più approfondita della persona. Oggi i rapporti si consumano in maniera più veloce. E’ bello fare questo discorso con il paragone della capsula. Non se ne assapora tutto l’aroma e il profumo.

C’è anche un disco di inediti in progetto…

Sì, entro fine anno abbiamo in mente di far uscire questo album con 8 inediti e azzarderò una versione più moderna, soul di “Un posto al sole”.

E non potevo non farti anche una domanda sul successo immenso di questo pezzo, sigla della celebre soap da quasi 25 anni. Ti aspettavi questo successo? Mi racconti come è nata l’idea?

Sono quasi 25 anni, sì, dal 1996. Stavo preparando il mio disco e nel momento in cui preparavo questo album, ci fu la richiesta della Rai di una canzone per la sigla di una soap, novità per l’Italia. Questo pezzo faceva parte del mio primo lavoro, Spirito nero, ed è diventata la sigla di “Un posto al sole” ed è stata cantata anche dalla mia collega Monica Sarnelli. E’ stata proprio una bella cosa

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Carlo Mey Famularo ci parla di Soul Cafè, il nuovo singolo, e del successo ultraventannale della sigla di “Un posto al sole” é stato pubblicato su alle 13:15 di Monday 29 June 2020

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