E’ disponibile su Netflix solo dal 3 febbraio scorso, ma il finale de L’estate in cui imparammo a volare ha già creato qualche discussione tra chi ha deciso di fare una maratona e divorare tutti e dieci gli episodi della serie tv che ci propone un’inedita coppia formata da Katherine Heigl e Sarah Chalke .

Non sono mancate le polemiche, le lamentele e soprattutto il dubbio se riusciremo a vedere un seguito o una spiegazione degli eventi che accadono nel decimo episodio. E’ ancora preso per parlare di seconda stagione, ma non per sentire cosa ha da dire a proposito Maggie Friedman , creatrice della serie, che ricordiamo essere tratta dal libro omonimo di Kristin Hannah (edito da Mondadori e disponibile anche in e-book).

Ovviamente, da qui in poi è tutto uno spoiler sul finale della serie. Proseguite, quindi, solo dopo averlo visto.

Cosa è successo tra Kate (la Chalke) e Tully (la Heigl)? E’ la domanda con cui si chiude la serie, che ci mostra come l’amicizia tra le due donne, perno di tutta la stagione, sia naufragata. Al funerale del padre di Kate, infatti, Tully si presenta cercando di fare ammenda e dicendo all’amica di essere “stata punita abbastanza”. Kate, però, non vuole sentire ragioni: “Non voglio vederti mai più”, le dice, prima di entrare in chiesa.

Nessun indizio su cosa potrebbe essere successo, se non che lo scontro avviene due anni dopo gli eventi della terza linea temporale raccontata, ovvero quella del 2003. Kate e Tully, quindi, si rivedono nel 2005: nel mezzo, cos’è successo?

Entertainment Weekly ha provato ad estrapolare qualche informazione, appunto, alla Friedman. “Sapevo in fase di scrittura che Kate e Tully si sarebbero allontanate alla fine della stagione”, ha detto, “ma non sapevo come lo avrei messo in scena. Sapevo che stavamo andando in quella direzione: sentivo che domandarsi se le due ragazze di Firefly Lane non fossero più amiche sarebbe stato un buon cliffhanger e volevo lasciare il pubblico con qualche grande domanda”.

L’autrice, però, non si sbottona di più: “Non posso dirvi cosa sia accaduto”, lasciando intendere che se ci sarà una seconda stagione, sicuramente ne sapremo di più. L’altro momento clou del finale ha visto invece protagonista Johnny (Ben Lawson ), finalmente partito per diventare reporter di guerra e la cui sorte rimane appesa ad un filo a causa di un’esplosione in cui è coinvolto.

L'estate in cui imparammo a volare
© Netflix

“Quel momento eravamo certi che sarebbe arrivato”, spiega l’autrice. “Sulle lavagne nella stanza degli autori avevamo scritto quella scena -che avevamo soprannominato ‘Johnny fa boom’ per tutta la durata della stagione”. Due cliffhanger che, in quanto tali, stanno stuzzicando il pubblico. Friedman non si esprime neanche sulla possibilità che la prosecuzione di queste due linee narrativa possa essere tratta dal libro o essere frutto degli autori tv:

“Una delle cose divertenti della serie è che abbiamo mantenuto alcuni momenti che si trovano anche nel libro ed altri che invece abbiamo scritto in modo differente. Mi auguro che ci ha letto il libro possa dire ‘Oh mio Dio, me lo ricordo!’, ma anche ‘Che sorpresa, però bella scelta, è nello spirito del racconto’”.

L'estate in cui imparammo a volare
© Netflix

Questo è quanto, finora, ci è dato sapere. La creatrice della serie, però, una certezza su un’eventuale seconda stagione ce la da: sarà mantenuta la stessa struttura narrativa composta da più archi temporali. “Ci sono ancora molte storie da raccontare di Kate e Tully al liceo. L’ultima volta che le vediamo [in quell’arco temporale] sono in terza media. Hanno davanti l’adolescenza, gli anni Settanta, la grande musica, i cambiamenti della moda e culturali”.

Infine, la Friedman rivela come abbiano lavorato per fare sì che la Heigl e la Chalke potessero interpretare i rispettivi personaggi nel pieno dei loro vent’anni:

“Abbiamo fatto qualche aggiustatina in post produzione, un lavoro alla Benjamin Button. Ma non volevo mettere la vaselina sulle lenti, volevo che si continuasse a percepire che fossero loro due. Quindi abbiamo fatto solo qualche modifica, la chiave sta nel non esagerare perché non volevamo che il pubblico se ne accorgesse”.

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